Una specie di sogno antiparanoico. Tavole con dentro
di tutto, in una cornice da idillio delirante. Delizioso. Giovanissimo
freak che
si è fatto
Brera, autore di stili grafici dai quali poi a piene mani
attingeranno tutti i cagoni
delle riviste patinate e anche i puttano pubblicitari.
Angelo Quattrocchi, Fallo!, Roma 1974
Matteo Guarnaccia, definito la risposta italiana a Crumb, fa parte
dellOlimpo underground internazionale. I suoi disegni sono la sognante alternativa allinvasione
degli aggressivi cartoons americani. I visitatori della sua mostra
si vedono offrire pane integrale e camomilla per entrare nella
giusta dimensione.
Manuela Moroli, Libera, Roma 1974
Trip ecologico paradiso perduto viaggio alleden di Matteo con le sue favole & i suoi angeli senza tempo & sesso che mangiano pasticcini diventano gelati & viaggiano verso unindia non geografica ma quella sublimata che riposa giù da
qualche parte dentro il nostro intorpidito stomaco di cristallo.
Giulio Tedeschi, Tampax, Torino 1974
Lui disegna come respira. È un disegno onirico. È la fantasia quando diventa delirio. È un erotismo sereno verso la natura. È un senso dellumorismo leggero ma persistente come un buon profumo. Nei suoi disegni le unghie sono magari viola, i capezzoli assomigliano a pom pom e le farfalle hanno due code, eppure alla fine tuitto è incredibilmente
vero.
Marina Valcarenghi, La Repubblica, Roma 1978
Alla pittura fa da rincalzo ora la scultura del corpo. Lopera di Matteo Guarnaccia ne costituisce unaccattivante ripresa. È la scena di una simbiosi tra la grazia femminile e larte
bianca, ossia la panificazione; e la bella simbiote rimanda certo
alla magia con funzioni di medicine woman, di sciamana. La scultura
simboleggia
inoltre
una scena di antropofagia, se proprio non siete affamati solamente
di un tozzo di pane.
Tommaso Trini, Panorama Mese, Milano 1986
La bidimensionalità del disegno è divenuta per Guarnaccia uno schema troppo rigido. Le sue mostre sono diventate performances. E la sua arte Rito Addosso:
fantasie grafiche che si materializzano sulle persone. Arte natural
design fashion biotecnico.
Giulia Borioli, Donna, Milano 1987
Ne ricordo i vestiti bianchi, un po impolverati naturalmente, con fronti cinte da bende battesimali, o sponsali. I più guardavano al mondo con occhi tondi, come i fanciulli o i giocolieri che disegna Matteo, Looking around with big eyes, dirà più tardi di loro Lama Yeshe, un saggio tibetano che seppe guardarli e comprenderli e ne fu teneramente riamato. Un popolo colorato e irridente deciso a prendere ciò che poteva dar loro piacere, senza porre a questa ricerca limiti di spazio o di tempo. Anche per quelli che alle prime uscite di casa non erano andati al di là della cinta daziaria, il campo dosservazione era veramente il mondo: E non importava se le informazioni che possedevano su di esso erano parziali, arbitrarie, sgrammaticate: un trafiletto sui loro giornaletti, o foglietti, uno spezzone di un racconto di un amico, una fotografia di qualsiasi provenienza. (
) Cera questa specie di scollamento tra loro e la società in cui si muovevano, come se fossero dei visitatori spaziali (anche per questo, credo, li disegnavano così spesso), in un mondo vecchissimo o magari futuribile, ma comunque non loro. (
) Il rifiuto di entrare nella cultura di allora, che era provinciale e rancorosa, li rendeva più leggeri, più autenticamente moderni. Il fatto che siano stati, in genere, cattivi scolari, li ha protetti e resi disponibili a trovare la vita, e quindi la cultura, là dove cera. E di sicuro ce nera di più sulle pitture dei camion turco afghani, che loro guardavano con occhi estasiati, che nelle liti della società letteraria dellepoca, che si tirava stilettate miserande, da terze pagine sempre meno lette. Questo loro testardo, e autentico andarsi a cercare la vita là dovera, e cioè dove a loro piaceva di viverla, permise ad alcuni (come Matteo) di trovare un modo di esprimersi non involgarito dalle richieste dei mercanti e non appesantito dalle ideologie dei recensori. (
) Alcuni però, e non solo io, trovano più intensità, vigore e bellezza nei maghi pensosi di Matteo, in quel suo popolo scalzo e senza tempo, che nel quattordicesimo sedere della signora Marzotto riprodotto dal papa dellitalico realismo socialista (
). Non è facile anche oggi, che fumetto e disegno sono alla moda, trovare nelle pagine a loro dedicate dai grandi giornali, lìautenticità, e spesso laccuratezza, del materiale qui presentato. La purezza e la fantasia, lumorismo e il sentimento, la follia anche, non certo assente da queste pagine, come da quelle esperienze, avevano come terreno di coltura uan ricerca di vita esigente e puritana nel rifiutare le comodità e le ipocrisie, già pronte e organizzate, della società adulta. Matteo stampava e vendeva per una Brera molto diversa da quella di oggi Insekten Sekte, giornale della setta degli insetti, e cioè dei girovaghi con il sacco a pelo (ali e casa) sulle spalle. I suoi disegni nascono da unesperienza esistenziale di ricerca profonda e libera, che non volle conformarsi a nulla, se non alla sete di autenticità che ognuno scopriva dentro di sé, e a cui si dedicava con passione imprudente. Anni senza bandiere, senza capi, senza santi protettori. Anni di impudente innocenza, che è anche
imbarazzante ricordare.
Claudio Risé, Arte Psichedelica e controcultura in Italia, Roma 1988
La dimension principale de louvre de Matteo Guarnaccia est sans doute loptimisme. Optimisme de formes, des couleurs, mais optimisme aussi de linspiration.
Altamon Baker, Zoom, Paris 1989
Inspirational stuff, great graphics and layout
as well. I will treasure it. Well done.
Phil McMullen, Ptolemaic Pterrascope, London 1990
Very captivating images. I enjoyed looking at them.
Toni A. Brown, Relix, New York, 1990
His art offers grafically-starved readers hours of amusement.
Brilliantly executed in black and white, these spectaculary hewn and rendered
hallucinatory figures (many of whom are naked and engaged in numerous profane
acts, including insertion of ritual and organic objects into various orifices)
provoke multidimensional, many-hued fantasies and levels of psychedelic eye appeal.
Lori Higa, Factsheet 5, New York, 1992
So I could really just look at all the nice pictures, some of which
werent
so nice (and those were, of course, the best).
Charles Boucher, Countermedia, Portland, 1990
In generale tutta la sua ricerca si può definire come un intreccio di echi provenienti simultaneamente da culture arcaiche, moderne tecniche di analisi psichica, ricerche scientifiche sullattività della mente. Questo insieme di ispirazioni prende i contorni di un disegno apparentemente naif, ma in realtà strettamente imparentato con grafiche di tradizione orientale, il tutto miscelato con robuste dosi di ironia. Se qualcuno ha in mente il tipo di decostruzione e ricomposizione musicale che attuavano gruppi come i Gong, i primi Pink Floyd o i Soft Machine, può intuire la logica di queste immagini che procedono per associazioni mentali. È una
via solitaria, ma che ha guadagnato una sua elegante coerenza
nel rifiutare il gusto corrente, che Matteo continua a percorrere
con
un ottimismo
raro in questi tempi.
Giancarlo Ascari, LUnità, Milano 1992
I am fascinated by your paintings and drawings. I just looked
at them with much pleasure. I dont remember if I have already
expressed my thanks for this amusing and philosophical publication.
I think that
you achieved
a maximum of wich is possible to give pictorial expression of
psychedelic fantasies. Your is a great book.
Albert Hofmann, Basel 1992
Sweet Little Shakes of Spine. Ecco disegni
che la scuotono, sia pure piano e dolcemente, la spina dorsale,
e mettono in movimento tutte le kundalini e gli altri probabili
serpentini e forze animali e visionarie che ci stanno acquattate,
addormentate.
Claudio Risè, Sweet Little Shake of Spine, Milano 1992
Al diavolo limbarazzo e la paura a restare fedeli allintegrità (e allenormità) di quel che si è visto! Una delle cose più attraenti di queste immagini è laria di sorpresa, di stupore, quasi di tontonaggine bambinesca se non di meraviglia che è la vera protagonista dei suoi disegni: il bambino guarda un mondo fluttuante, abitato da un popolo scalzo e senza tempo elfi, maghi, gnomi e fate - in continua trasformazione: (
) Ciò che colpisce, nellarte di Matteo, è proprio la capacità di fare uso dei propri momenti di sviluppo, personali e collettivi, non solo evocandoli nel ricordo, ma vivendoli, rivivendoli, attraversandoli in più direzioni. Non so se abbia una scopa da viaggio, ma ho sempre pensato che fosse una strega travestita da ex figlio dei fiori, un personaggio che solo per comodità viene definito artista anche per evitare, soprattutto nelle notti di plenilunio, di dare spiegazioni più o meno razionali ai tanti lupi mannari dellideologia
e del mercato che ci sono in giro.
Gianni De Martino, A Tribal Education, Milano 1993
Un appassionato di immagini. Che siano in movimento o fissate
su tela, che siano tridimensionali o semplice fumetto, lui le interpreta,
le colora,
le fa diventare segni che si trasformano in altro e altro ancora,
dove
locchio
si posa e ne segue gli itinerari sino a perdersi nel sogno.
Daniela Peani, Elite, Roma 1993
Largely influenced by rock posters of the sixties and fungi
generated visions, he carries on the tradition of visionary art.
Last Gasp, San Francisco 1994
Magicamente insostenibile o viceversa. Pura paranoia della realtà dei
confini in grafica psychopunk: Pesante anfetaminico e otticamente
acido: Doppia dose di tavole e di incubi: Concettualmente deflagrante
e eccessivo.
Prendere o lasciare.
Thomas Martinelli, Il Manifesto, Roma 1994
Esplorare le radici della vita significa quindi anche, inevitabilmente,
guardare al sesso. Matteo Guarnaccia lo fa e lo fa fare a noi con lui dallinterno stesso dellarcobaleno.
Le sue visioni sono altrettante esplosioni di colori e metamorfosi
di forme. Sono altrettanti momenti di estasi congelati e dilatati.
Ferruccio Giromini, Blue, Roma 1994
Fra i pochi in Italia ad aver tentato unanalisi complessiva dalla psichedelia alla telematica verso la telepatica, riallacciando le file sotterranee di una ricerca mistico-evoluzionista che non si è mai
interrotta dai Sessanta ad oggi.
Vittore Baroni, Rumore, Roma 1994
Just a few lines to say how much I appreciate your art. Youre well travelled and familiar with much symbolic material from artistic cultures of many peoples. You have a well integrated graphic style which says psychedelic with bravado! I have always liked your work from the very first time I saw it. I dont know anyone else who does ink drawings in the inusual and fascinating way you do so to me you are not only talented, but definitely an original as
well.
Wes Wilson, Off The Wall, Aurora 1995
Composizioni spaesanti, volti di guru psichedelici frammisti
a luci fluttuanti, caleidoscopi onirici, simboli magici, archetipici, mandala;
un flusso continuo di forme cangianti che paiono sgorgare da un inconscio scoperchiato.
Cesare Medail, Il Corriere della Sera, Milano 1995
Arte espansa una specie di mondo di Oz nel quale ci si inoltra
tra onde calde e avvolgenti, lo zen lo yoga e le pratiche sciamaniche.
Francesco Specchia, LArena, Verona 1995
Tra gli esempi più significativi di pubblicazioni underground, alla fine degli anni Sessanta, ricordiamo Oracle di Allen Cohen a San Francisco, OZ di Richard Neville a Londra e, tra quelle italiane, Pianeta Fresco di Fernanda Pivano e Ettore Sottsass, e il giornale murale Insekten Sekte di
Matteo Guarnaccia.
Renata Molho, Gli Anni Sessanta- Le immagini al Potere, Milano 1996
Davvero una porta della percezione (o rimembranza) questo Almanacco Psichedelico confezionato, disegnato, scritto e sognato da Matteo Guarnaccia che ha bazzicato i mondi per una trentina danni, arrivando e partendo dalla sua cabina elettrica, qui a Milano, dove disegna spirali illuminate da unestasi che spesso prende il volo verso le San Francisco Nights dei vellutati Anni Sessanta. Mai uscita una raccolta così di schede, uomini, donne, idee, immagini, ingenuità, rivelazioni, luoghi, che hanno fatto la mappa di unEra e di una cultura arrivata sino alle vette della musica e della vita dei ragazzi dOccidente
che si fecero ruotare il mondo intorno al pollice, ai bordi delle
autostrade.
Pino Corrias, Tuttolibri-La Stampa, Torino 1996
Indispensabile breviario di contemporaneità psichedelica, questo libro corona positivamente limpegno del pittore/illustratore più espansivamente creativo dItalia, Matteo Guarnaccia, nel creare le coordinate socio-cultural-visionarie di uninterpretazione
del mondo in prepotente riemersione, non solo musicale.
John Vignola, Rockerilla, Savona 1996
In variopinto modo, dentro le frontiere dello spirito di oggi,
fra illustrazioni, grafiche, locandine, ritagli, fotografie interiorizzanti,
lautore
ci guida in una avventura sincera, senza imbarazzi e senza tempo,
fra Capitani dello Spazio e Vecchietti dellHimalaya,
traghettandoci avanti, indietro, sotto, sopra e più avanti
ancora.
Massimo Pirrotta, Buscadero, Milano 1996
Un dizionario movimentista, uno splendido libro-evento di un
autore che a quindici anni, quando lo conobbi, era già preso
da una visione geniale tutta visiva della liberazione della mente.
Angelo Quattrocchi, Liberazione, Roma 1996
Un disegnatore che può essere senzaltro
accostato a maestri della grafica californiana come Rick Griffin,
Moscoso
e Stanley
Mouse.
Giancarlo Susanna, il Mucchio, Roma 1996
Matteo Guarnaccia ha cominciato a quindici anni e atipico per
fortuna lo è sino in fondo. Ad esempio ha un sorriso stupendo, una ironia garbata e rara, una naturale predisposizione al tantrismo, una encomiabile mancanza di paura e il gusto di essere coerente con se stesso, qualità atipicissime. (
) Il mondo è un mistero che ogni uomo (che non sia una pecora) è tenuto ad interpretare, compito non facile né indolore, ma a cui Matteo non si sottrae. Usa il simbolo per esplorare la psiche e la psiche per esplorare il simbolo ed entrambi per leggere il mondo. (
) Giustamente sbuffa quando qualcuno tenta di inquadrare la sua psichedelia visiva in un effetto droga, tanto da essere arrivato al punto di confessare che da decenni non fa uso di alcuna sostanza. Confessione atipica da fare, che non ha alcuna valenza morale, ma necessaria per mettere in guardia da interpretazioni riduttive. Più che la chimica gli interessa esplorare le diecimila forme del divino, in un ritorno al paganesimo inteso come un modo di reinvestire i multiformi aspetti della realtà.
Emina Cevro Vukovic, SmilinShaman, Milano 1996
I suoi disegni estremamente particolari, le cui fantastiche
immagini lottano per uscire dai limiti angusti della carta che
usa, continuano
a regalarci attimi di ininterrotto piacere. Amo vedere come questo
disegnatore intuitivo
stia creando icone che riassumono con approccio multiculturale
di memorie inventate che ci conducono ad unesperienza quasi
organica che in modo paradossale combina semiotiche primitive
e di avanguardia
in un
unico e fantastico
Universo simbolico.
Antonio Peticov, San Paulo 1996
In ogni particolare dei tratti si può trovare molta verità che non sempre è la gioia tanto ricercata, ma anche e soprattutto la crudeltà della realtà delle
emozioni, sensazioni, meraviglie e dolori che la nostra mente,
il nostro cuore e la nostra pancia vivono ogni giorno. Il senso
della
consapevolezza
di tali e profonde emozioni traspare attraverso le linee, le
ombre e i simboli dei suoi disegni e fluisce dentro e fuori
del nostro
grande
oceano di vita.
Ma Prem K., Smilin Shaman, Goa 1996
Il sentimento di una grande, irresistibile energia in espansione.
Il ritmo di una danza sullasse fra sistema nervoso e armonia cosmica. La temperatura calda del corpo che si sperimenta. Non riesco a vedere le sue immagini come fantasiose bizzarrie: è di materiale energia vitale che si tratta. Come diceva Joseph Campbell, i miti sono espressioni figurate delle energie del corpo. È proprio in questo senso che proporrei di guardare la mitologia per immagini di Matteo Guarnaccia, un senso di apertura, di proiezione, di irradiazione, di estensione. Un senso di ricchezza: la ricchezza immensa che gli umani possiedono in sé e che finora hanno dispiegato solo in piccola parte. Con contagiosa semplicità, Matteo mette in scena la possibilità materiale e positiva di affondare le mani in questa ricchezza neurologica, mentale, sensuale psicochimica. Psichedelia, si dice. Certamente è così, se non si intende psichedelia in senso caricaturale, di allucinazione o di viaggio fuori di sé. È il viaggio dentro di noi, dentro i nostri centri vitali, dentro la materia calda dellorgasmo espansivo, che limmaginario
psichedelico ci regala. Non vacanza ma stile di vita. Guardate
le immagini di Matteo in questa luce, vi prego.
Franco Bolelli, Smilin Shaman, Milano 1996
Artista, figura storica e inossidabile
della scena psichedelica italiana, nonché ciclista spericolato -
Matteo Guarnaccia con questo almanacco ci offre uneccellente panoramica della psichedelia degli anni 60 e non solo. Uno degli aspetti più importanti e al contempo più ignorati della cultura psichedelica, cioé le sue origini europee e non californiane, viene qui attentamente ricordato e rivalutato. Guarnaccia possiede la rara qualità di
non essere un nostalgico.
Giorgio Samorini, Allucinogeni, Empatogeni, Cannabis - Bibliografia Italiana Commentata, Bologna 1998
Psichedelia, mitologia, neo-paganesimo, icone pop, controcultura,
erotismo, natura
è impossibile elencare tutto quello di cui si nutre la sua arte complessa e dettagliatissima, tutto quel cibo per la mente che il Maestro mangia per vomitare su carta come nuovo, creando in questo modo più che uninfinità di
illustrazioni un vero e proprio stile, un mondo a parte e per
questo fuori dal mondo.
Gabriele di Fazio, Mondo Underground, Roma 1998
Guarnaccia, con una intuizione squisitamente folle, ha scoperto
il potere della mente drogata che viene alterata dalla stessa fantasia
di
cui si
nutre il cervello; viaggiando, o meglio, vagando spensierato
per le città della Terra ha operato aperture mentali generate da onde cosmiche. In tal modo ha risvegliato, da artista, i desideri segreti e reconditi dell'Anima Mundi; ma, usando con spirito trasgressivo e ludico strumenti desueti dell'armamentario artistico come pennelli, matite colorate, chine, inchiostri vegetali, Guarnaccia ha giocato a stordire un sistema assopito e in guerra contro l'umanità e la sua incredula fantasia. Le sue immagini rappresentano una fuga dall'orrore della tecnologia moderna, dai macchinari freddi e dalle menti televisive, dai corpi plastici e dalla sessualità gelida. Ma alla fine è pur
sempre solo un fumetto, arte minore, che, tuttavia, lancia
una sfida extra-ordinaria:
alchemica, all'ordine naturale delle cose; il suo è un trip d'amore, un acid-comix cui
nulla sfugge: è, come il suo autore, irreale e visionario,
imprevedibile e imprevisto nel sistema oramai anestetizzato
dell'arte.
Sergio Pautasso, Derbylius, Milano 1998
La sua opera è essenzialmente contenuto, i suoi tratti elettrici, istintivi, mitici riconducono direttamente al nostro profondo. La sola energia figurativa ci avvia alla comprensione dellopera.
Enrico Ghedi, La Nave, Brescia 1998
Un infatigable artista psiconaif y visionario,
figura de culto de la escena underground italiana, testimonio
del arte expansivo italiano.
Xavier Ballarò, Barcelona Expansiva, Barcelona 1998
Si serve della sua espressività come di una chiave per aprire le porte della percezione con lo stesso spirito di avventura e stupore con cui Albert Hofmann il 19 aprile 1943 prendeva nota per la prima volta nel suo diario di laboratorio degli effetti sulla propria mente della sostanza che aveva appena scoperto e andava sperimentando: lLSD. (
) È uno dei pochi autori nostrani in grado di stare al passo con le provocazioni di Oltreoceano, capaci di esprimere graficamente pensieri non autorizzati con altrettanta incisività e durezza. (
) Solo i collettivi di Insekten Sekte e di Puzz riescono in qualche modo ad aggregare spiriti liberi e fuori schema in grado di far fumetti per distruggere i fumetti, almeno come ordine separato dallesistenza reale, in grado di incidere sullimmaginario giovanile, tropo incentrato sulla retorica verbosa della simbologia dellultrasinistra o sui tranquillizzanti modelli di Linus. (
) Le sue pagine sono dense di disegni che rimandano ai calendari precolombiani, alle figure maya, ai fidanzatini di Peynet in chiave psichedelica, al Trittico delle Delizie di un Bosch tradotto in fumetti, e nella loro voluta ingenuità riflettono le migliori aspettative di una generazione che non vuole certo vivere la sua stagione allinferno, bensì nel pèaradiso,
qui e oggi, con grazia e armonia.
Pablo Echaurren, Controcultura in Italia 1967-1977, Torino 1999
Quando lui aveva ventanni e viveva a Milano, e dei maoismi e dei guevarismi non gliene importava nulla di nulla. Appena poté andò ad istallarsi ad Amsterdam a gustarsi la saga dissacratoria e beffarda con cui i provos stavano rimodellando la città. Altro che occupazioni delluniversità a leggersi i testi dei guerriglieri sudamericani: quel che ha fatto il destino di Guarnaccia è stato
andare al Paradiso di Amsterdam a impararvi la liberazione
della mente e del costume sessuale.
Giampiero Mughini, Panorama, Milano 1999
I suoi disegni hanno fatto rinascere la magia dello sciamanesimo
e ci hanno avvicinato alla ricchezza celata nella wilderness, lo spazio selvaggio
del pianeta e delle popolazioni indigene che lo custodiscono.
Italo Bertolasi, Re Nudo, Milano 2001
Mirabile cantastorie dellunderground italiano.
Giampiero Mughini, Sette, Milano 2002
Guru storico della controcultura underground italiana, ha alle
spalle una lunga carriera di psychonauta, costellata di produzioni
bizzarre
e variegate dal mitico Insekten Sekte allAlmanacco Psichedelico. Il suo è uno stile inconfondibile e autodidatta, che ha delineato uno iconografia riconosciuta ormai da più generazioni.
Marco Teatro, Blue, Roma 2001
È uno che minteressa perché non si rifugia avaramente in un genere o una specializzazione, ama spendersi e disperdersi, giocare e sperperare, tesaurizzando solo il suo stile che è forte e malandrino. Lo stile é potenza,
si legge sul Corriere dello Sport, espressione che mi pare
da usare anche nellarte. Potrei aggiungere che dietro le immagini e le prose di Matteo ci sono sfondi - e ci sono dimpegno civile, ma questo m'interessa meno, o forse per niente, in nessun autore. Lo stile è potenza. È per
questo che amo le sue operazioni
Luigi Adalgiso, Living Colours, Roma 2002
In quegli anni di burocrati extraparlamentari, Matteo Guarnaccia e
Max Capa ci hanno provato a portare nuovi segni nellItalia pizzettara ed ombrosa, ma due creativi bravi e libertari per quanto facciano non possono abbattere i muri eretti dai Biechi Blù.
Sandro Staffa, Pizza Mandolini e Underground, Faenza 2002
Un grande autore, illustratore e creatore di mondi che sono
favole e sogni, esperienze lisergiche e colori. Un cammino di immagini e dimensioni
da intraprendere a piedi nudi.
Giovanni Fierro, Corpi Elettrici, Gradisca di Isonzo 2002
Con i suoi disegni e collages riesce ad espandere lo spazio percettivo
del foglio, facendolo straripare di citazioni o muovendo i suoi segni
con una
circolarità continua, parente dei mandala. Attira ipnoticamente il nostro sguardo nei suoi brulicanti labirinti dovè difficilissimo orientarsi e dove veniamo invitati a dipanare i segreti che ci vengono audacemente sussurrati. Nella sua opera il livello di demarcazione degli opposti sparisce nellombra.
Paola Bristot, Rototom, Pordenone 2003
Un artista totale, pittore e illustratore, punto di riferimento della
controcultura italiana sin dalla fine degli anni 60. Da una quindicina di anni a questa parte, è anche attivo con risultati altrettanto brillanti, nelle vesti di scrittore. La vastità dei temi trattati nelle sue opere, con competenza e stile irresistibilmente fantasioso e ironico, è davvero notevole, lapparato
iconografico altrettanto ricco e affascinante.
Mirco Delfino, Il Mucchio, Roma 2003
Con la sua pittura così piena di fantasia, il segno
complesso ancora memore delle allucinazioni psichedeliche (che non erano la moda,
ma il modo per comunicare il messaggio) con una visione sacra, continua a testimoniare
come si possa vedere il mondo, ponendo ancora lessere umano al centro di
una natura pazza e complessa, e attorno i mille tentacoli di una realtà multiforme
e intrigante. E sì: man mano che passa il tempo, Matteo Guarnaccia mi
sembra proprio e sempre di più, mostra dopo mostra, lo Hieronymus Bosch
dei nostri verdi anni, tanto da parermi, ora che ne scrivo, già quasi
un classico. Come dopo un cataclisma, nellambra del suo mondo, egli ha
cristallizzato un insetto. E come
se, dopo ere geologiche, la mosca fosse ancora viva, invischiata
nel miele pietrificato. E quella mosca siamo noi da giovani.
E il miele ce lha
versato addosso Matteo, spingendoci tra le virgolette solide nella
Storia.
Miro Silvera, The Supper, Milano 2003